Intestato a: UNHCR
Causale: Crisi Alimentare
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Intestato a: UNHCR
Causale: Crisi Alimentare
Numero: 298000
In queste settimane c’è una crisi che colpisce in silenzio milioni di persone rifugiate e sfollate: l’insicurezza alimentare.
In Burundi, Sudan, Mali e Burkina Faso la situazione è drammatica. Shock climatici, povertà estrema e sfollamenti continui rendono le famiglie rifugiate tra le più colpite in assoluto. Parliamo di persone fragili, vulnerabili, che si trovano in contesti di sfollamento spesso protratti nel tempo, accolti da comunità già allo stremo.
Qui l’insicurezza alimentare non è solo “fame”. È una vera e propria emergenza umanitaria e di protezione.
© UNHCR
Le razioni alimentari coprono solo parte del fabbisogno giornaliero, a seconda dei Paesi dal 50% al 75% delle necessità reali → ogni famiglia vive in costante privazione.
I casi di malnutrizione sono in continua crescita, molti sono forme di grave malnutrizione.
L’acqua potabile è disponibile per appena 3,6 litri a persona al giorno contro i 20 litri minimi, anche nelle situazioni di emergenza → impossibile lavarsi, cucinare, idratarsi adeguatamente.
L’insicurezza alimentare sta peggiorando fortemente in seguito all’aumento dei prezzi e ai tagli dei fondi umanitari. In questi contesti la situazione attuale ha un impato devastante.
© UNHCR
Che ogni madre deve decidere quale figlio nutrire.
Che le persone saltano i pasti per giorni.
Che i bambini non vanno a scuola per andare a cercare cibo e acqua esponendosi a rischi di abusi e violenze.
Che anche un piccolo taglio ai fondi significa vite perse.
© UNHCR
La buona notizia è che, anche in contesti così difficili, è possibile fare la cosa giusta. Ed è qui che il tuo sostegno assume un valore profondo.
UNHCR non interviene solo per rispondere a un bisogno immediato, ma per difendere la dignità delle persone nel tempo, soprattutto dove la fame è legata a condizioni che non si risolvono da un giorno all’altro, come il clima che cambia, la siccità o l’instabilità.
In situazioni così fragili, aiutare significa non sostituirsi alle persone, ma stare al loro fianco mentre ricostruiscono la propria vita. Per questo lavoriamo insieme alle comunità, sostenendo percorsi che permettono alle famiglie di ritrovare autonomia, sicurezza e fiducia nel futuro.
Sono loro che, anche dopo la fuga e la perdita di tutto, continuano a prendersi cura dei figli e a cercare soluzioni per andare avanti.
In Paesi come il Burkina Faso, dove la maggioranza delle persone sfollate è composta da donne e bambini, il nostro lavoro parte proprio da qui: sostenere le donne significa tutelare la stabilità e la dignità dell’intero nucleo familiare.
Per questo accompagniamo le donne rifugiate e sfollate nella creazione di piccole attività che permettono di generare reddito e garantire cibo ai figli. Non si tratta di grandi imprese, ma di iniziative concrete e adatte al contesto: trasformazione di prodotti locali, allevamenti di piccole dimensioni, attività legate all’agricoltura e alla produzione alimentare.
© UNHCR
Allo stesso modo, lavoriamo con le comunità per creare orti comunitari e coltivazioni resistenti alla siccità, fornendo semi adatti al clima e soluzioni di irrigazione sostenibile. Questi interventi non servono solo a produrre cibo: aiutano le famiglie a ritrovare autonomia e a non dipendere esclusivamente dagli aiuti, rafforzando il senso di stabilità nel tempo.
Sono tutte iniziative progettate per ridurre la fame, aumentare il reddito e ricostruire una comunità stabile. Ma abbiamo ricevuto solo il 20% dei fondi di cui c’è bisogno. E questo significa che ogni giorno siamo costretti a scegliere chi aiutare prima.
© UNHCR
I nostri progetti mettono al centro le donne rifugate, intese come protagoniste del cambiamento, e le rendono parte integrante della comunità che accoglie loro e le loro famiglie. Progetti semplici ma strutturati che affrontano la scarsità di cibo con soluzioni concrete: orti comunitari, attività ittiche, forni per la panificazione, lavorazione dei prodotti che possono crescere in quelle zone.
La tua donazione è cruciale per rendere queste donne, così vulnerabili e provate dalla fuga e dalla fame, di nuovo autonome nella gestione delle loro famiglie – soprattutto nei mesi estivi, quando i bisogni crescono e la sopravvivenza, specie dei più vulnerabili come i bambini, è fortemente a rischio. Questa donazione è incredibilmente preziosa, perché renderà le donne rifugiate autonome da subito e finalmente non saranno più dipendenti dagli aiuti umanitari. Questa donazione significa rendere le donne protagoniste della loro vita, significa ripartenza e autonomia.
